Particolare di "The Exoplanet Zoo" di Martin Vargic
La scoperta di pianeti al di fuori del nostro sistema solare è stata confermata solo nel 1992 dagli astronomi e nei più di 30 anni che sono seguiti, i ricercatori hanno scoperto oltre 6.600 esopianeti in circa 5.000 sistemi stellari.
"Icy and Rocky Worlds" di Martin Vargic
Vargic si è basato su illustrazioni esistenti secondo la classificazione di Sudarsky dei giganti gassosi allo scopo di prevedere il loro aspetto in base alla loro temperatura.
Particolare di "Icy and Rocky Worlds" di Martin Vargic
The Exoplanet Zoo mostra circa 1.100 giganti gassosi, mentre Icy and Rocky Worlds presenta circa 900 esopianeti di tipo terrestre.
La prossima volta che qualcuno chiede di che colore è la Luna si può solo rispondere che dipende dalla notte. A volte il nostro satellite brilla nei toni del grigio e altre volte nei toni del rosso e del marrone. Il colore dipende anche da dove la si guarda.
Infatti, grazie al lavoro della astrofotografa nata a Ragusa, Sicilia, Marcella Giulia Pace in 10 anni, da diverse località dell'Italia, si può ammirare questa immagine che racchiude i colori apparenti della Luna piena.
La Luna oscura, che risplende alla luce solare riflessa, appare di un magnifico grigio sfumato di marrone. Vista dall'interno dell'atmosfera terrestre, tuttavia, la Luna può apparire molto diversa.
Una Luna di colore rosso o giallo di solito indica che è vista vicino all'orizzonte. Lì, una parte della luce blu è stata dispersa da un lungo percorso attraverso l'atmosfera terrestre, a volte carica di polvere sottile.
Una Luna di colore blu è più rara e può indicare una Luna vista attraverso un'atmosfera che trasporta particelle di polvere più grandi.
Ciò che ha creato la Luna viola non è chiaro: potrebbe essere stata causata da una combinazione di diversi effetti.
L'ultima immagine cattura l'Eclissi Lunare Totale del luglio 2018 - dove la Luna, all'ombra della Terra, appariva di un debole rosso, a causa della luce rifratta attraverso l'aria intorno alla Terra.
Qualunque sia il suo colore bisogna comunque ammettere che la Luna è stata, è e rimane una delle meraviglie più romantiche e affascinanti che la natura ha avuto la bontà di creare per i nostri occhi e in qualche caso anche per il nostro cuore!
Il fotografo polacco Bartosz Wojczyński ha creato un timelapse ipnotico di 24 ore che ha un punto focale nell'atmosfera piuttosto che sulla Terra.
Con una telecamera puntata sul paesaggio di Tivoli, in Namibia, ogni minuto, ha scattato un fotogramma che è stato successivamente ripetuto 60 volte per creare la versione finale di 24 minuti.
Uno sguardo ipnotizzante ai cicli della Terra.
Secondo PetaPixel, la fotocamera di Wojczyński era montata su un SW Star Adventurer, progettato per aiutare nella fotografia celeste.
Per altri progetti incentrati sullo spazio del fotografo, potete "spaziare" tra i sui video su YouTube.
Il 24 aprile 2020, il telescopio spaziale Hubble ha celebrato il suo trentesimo anno in orbita.
Il design unico di Hubble, che gli ha permesso di essere riparato e aggiornato con tecnologia avanzata dagli astronauti, lo ha reso uno degli osservatori più preziosi e più longevi della NASA, trasmettendo immagini astronomiche di trasformazione sulla Terra per decenni.
Quasi per volerci fare un regalo in più, anziché riceverlo, come quando compì 21 anni, o quando scoprì un Bruco Cosmico, per non parlare delle Luci Fatate, Hubble ci ha offerto in anteprima immagini inedite di due splendide nebulose denominate NGC 2014 e NGC 2020.
La nebulosa rossa gigante (NGC 2014) e la sua vicina più piccola blu (NGC 2020) fanno parte di una vasta regione di formazione stellare nella Grande nuvola di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, situata a 163.000 anni luce lontano dalla Terra.
L'immagine ha il nome di "Cosmic Reef", perché NGC 2014 ricorda una barriera corallina che galleggia in un vasto mare di stelle. Alcune delle stelle di NGC 2014 sono mostri.
Il fulcro scintillante della nebulosa è un raggruppamento di stelle luminose e pesanti, ognuna da 10 a 20 volte più massiccia del nostro Sole. La nebulosa blu apparentemente isolata in basso a sinistra (NGC 2020), è stata creata da una solitaria stella di mammut 200.000 volte più luminosa del nostro Sole; il gas blu fu espulso dalla stella attraverso una serie di eventi eruttivi durante i quali perse parte del suo involucro esterno di materiale.
Lo scienziato senior del progetto Hubble, il dott. Jennifer Wiseman, ci accompagna in un tour di questa straordinaria nuova immagine, descrive la salute attuale del telescopio e sintetizza alcuni dei contributi di Hubble all'astronomia durante i suoi 30 anni di carriera.
Anche questa maestosa galassia a spirale, che potrebbe guadagnarsi il soprannome di "Godzilla galaxy" perché potrebbe essere la più grande conosciuta nell'universo, è una delle ultime immagini provenienti da Hubble.
La galassia, UGC 2885, è 2,5 volte più larga della nostra Via Lattea e contiene 10 volte più stelle.
Ma è un "gigante gentile", affermano i ricercatori, perché sembra che sia stato seduto in silenzio per miliardi di anni, probabilmente sorseggiando idrogeno dalla struttura filamentosa dello spazio intergalattico.
In occasione del trentesimo anno in orbita del telescopio spaziale Hubble è stato appena pubblicato il libro "Expanding Universe: The Hubble Space Telescope": una celebrazione di questa pietra miliare, in cui i lettori si trovano faccia a faccia con alcune delle immagini più inimmaginabili che il telescopio abbia catturato.
Il libro dispone inoltre di 30 nuove istantanee su ampie pagine lucide.
Hubble ha sostanzialmente cambiato la nostra comprensione del cosmo. Durante l'anno saranno celebrati i molti modi in cui Hubble ha portato l'universo sulla Terra con eventi speciali negli spazi pubblici della NASA e sui suoi social media: nuove immagini, video e documentari, funzionalità interattive e altro ancora.
Per rimanere aggiornati su tutte le attività per l'anniversario di Hubble della NASA mentre si sviluppano, potete seguirle su Twitter, Facebook e Instagram oppure # Hubble30.
Il team AI SpaceFactory ha vinto mezzo milione di dollari per il suo prototipo di habitat su Marte, progetto indetto dalla NASA.
Ora, il team utilizzando le ricerche, gli apprendimenti e le tecnologie sviluppate per la loro proposta vincente, ha costruito un habitat terrestre o se volete una casa, usando gli stessi concetti.
TERA è la risposta al massiccio spreco di materiali del settore edile e rende concreto il concetto di un nuovo tipo di edificio: durevole e doppiamente più robusto del calcestruzzo, ma riciclabile e compostabile.
TERA è costruita con un composito di basalto biopolimero, cioè un materiale sviluppato da colture come mais e canna da zucchero e testato e validato dalla NASA per essere almeno il 50% più forte e più resistente del calcestruzzo.
Questo materiale ha il potenziale per essere più sostenibile rispetto al cemento e all'acciaio utilizzati tradizionalmente nell'edilizia ed il vantaggio, in un prossimo futuro, di poter eliminare il massiccio spreco di materiali non riciclabili di questo settore.
Questo è solo un prototipo, sarà disponibile e utilizzato anche come laboratorio per sviluppare il concetto: TERA è in effetti un laboratorio vivente dove verranno utilizzati feedback e dati operativi per migliorare i progetti futuri di habitat terrestri e spaziali.
Ogni nuovo TERA sarà quindi la replica ed il proseguimento degli studi sul precedente sinché non sarà raggiunto un habitat strutturato e altamente autonomo per l'uso umano.
Per maggiori informazioni e dettagli tecnici di questo interessante progetto cliccate qui.
Questa spettacolare immagine di un insieme di stelle brillantissime è stata presa da Hubble, il telescopio spaziale lanciato in orbita terrestre bassa nel 1990 e ovviamente, attualmente operativo.
Si tratta dell'ammasso globulare NGC 1898, che si trova verso il centro della Grande Nube di Magellano, uno dei nostri vicini cosmici più vicini.
La Grande Nube di Magellano è una galassia nana che ospita una popolazione estremamente ricca di ammassi stellari, rendendola un laboratorio ideale per indagare sulla formazione stellare.
Scoperto nel novembre 1834 dall'astronomo britannico John Herschel, NGC 1898, è stato esaminato più volte dal telescopio spaziale Hubble della NASA / ESA.
Oggi sappiamo che gli ammassi globulari sono alcuni dei più antichi oggetti conosciuti nell'universo e che sono reliquie delle prime epoche della formazione delle galassie. Mentre abbiamo già una buona immagine sugli ammassi globulari della Via Lattea, ancora con molte domande senza risposta, i nostri studi sugli ammassi globulari nelle galassie nane vicine sono appena iniziati.
Le osservazioni di NGC 1898 aiuteranno a determinare se le loro proprietà sono simili a quelle che si trovano nella Via Lattea, o se hanno caratteristiche diverse, a causa di un diverso ambiente cosmico.
Questa immagine è stata presa da Advanced Camera for Surveys (ACS) di Hubble e Wide Field Camera 3 (WFC3) e cliccando qui potete "visitarla" in ogni anfratto.
Hubble Space Telescope (HST) -il suo nome per esteso- è uno dei più grandi e versatili, ed è ben conosciuto come strumento di ricerca di estrema importanza grazie ad uno specchio di 2,4 metri di diametro, i suoi 5 strumenti principali che osservano nel vicino ultravioletto, nel visibile e nel vicino infrarosso. L'orbita esterna del telescopio, al di fuori dalla distorsione dell'atmosfera terrestre, gli permette quindi di ottenere immagini a risoluzione estremamente elevata, con un disturbo contestuale sostanzialmente inferiore rispetto a quello che affligge i telescopi a Terra.
Se vi interessa potete rimanere aggiornati sulle immagini che il telescopio ci invia consultando Hubblesite.
L'artista con sede a Sydney, Australia, Niharika Hukku è una valida pittrice quanto ceramista.
Nei suoi lavori, con minuti e perfetti dettagli, crea scene naturali che vanno da soffici e bianche nuvole, a vortici di pesci, a delicati eterei semi volanti, al cosmo.
Ogni vaso viene modellato e finito dall'artista con una molteplice varietà di smalti per ceramica.
La sua passione per la pittura non si limita alle ceramiche, infatti ama creare opere pittoriche anche su larga scala.
È possibile vedere un'ampia gamma di ispirazioni, tra cui i graziosi uccelli kookaburra e le carpe koi, sulla sua pagina Instagram e sul sito web cliccando il suo nome in alto.
Il designer di movimento Christian Stangl ha lavorato per 18 mesi con suo fratello e il compositore Wolfgang Stangl per creare Lunar, un bel cortometraggio imperniato sulle missioni del programma Apollo animando migliaia di foto originali della NASA scattate dagli astronauti e rese pubbliche nel settembre del 2015.
Il collage animato utilizza diverse tecniche per dare vita alle foto spettacolari del programma Apollo che tra l'altro portò l'uomo sulla Luna.
I creatori hanno dedicato questo cortometraggio a tutte le persone che credono nell'espansione pacifica dei nostri confini.
La sonda spaziale Juno della NASA è stata lanciata nel 2011, arrivando nell'atmosfera di Giove nel luglio del 2016 per studiare il campo magnetico del pianeta.
La missione prevedeva 37 orbite polari nell'arco di 20 mesi, con due orbite di 53 giorni e le successive più corte di 14 sino al termine della missione -luglio 2018-, intorno al pianeta più grande del sistema solare.
Il percorso selezionato per questa missione particolare è un'ampia orbita polare abbastanza lontana da Giove, ma una volta ogni 53 giorni Juno registra dati e scatta fotografie per due ore. Dopodiché occorre circa un giorno e mezzo per scaricare, qui sulla Terra, i dati raccolti durante il suo transito.
Juno prende solo una manciata di fotografie fisse ogni volta che passa su Giove e, come sempre, sono tutte disponibili al pubblico.
Fortunatamente Sean Doran ha unito queste splendide immagini dell'ultimo transito di Juno (colorato da Gerald Eichstädt) per creare un video col quale sembra di sorvolare il pianeta gigante. La musica è di Avi Solomon.
Questa immagine mostra la possibile superficie di TRAPPIST-1F, uno dei pianeti appena scoperti del sistema TRAPPIST-1.
Gli scienziati della NASA, utilizzando il telescopio spaziale Spitzer e telescopi terrestri, hanno scoperto il primo sistema composto da sette pianeti con dimensioni simili alla Terra intorno a una sola stella.
Tre di questi pianeti, essendo collocati nell'area intorno alla stella madre, è possibile che abbiano più probabilità d'avere acqua allo stato liquido.
Tutti e sette i pianeti del sistema TRAPPIST-1 hanno orbite planetarie più vicine alla loro stella ospite che Mercurio al nostro Sole.
I pianeti sono anche molto vicini l'uno all'altro, quindi sarebbe possibile, stando sulla superficie di uno di essi, osservare le caratteristiche geologiche o le nuvole dei mondi vicini. Come noi vediamo la nostra Luna e possiamo intuire macchie più scure o luminose sulla sua superficie, nel caso del sette pianeti, date le loro proporzioni, la vista delle loro caratteristiche sarebbe più evidente.
E' stato inoltre rivelato che i pianeti sono rivolti verso la loro stella da un solo lato, quindi in metà della loro superficie è giorno perpetuo e dall'altra parte notte.
Questo significa che hanno condizioni meteorologiche del tutto differenti da quelle della Terra, come ad esempio forti venti che soffiano dal lato giorno verso il lato notturno e sbalzi di temperatura.
Spitzer è un telescopio a raggi infrarossi e quindi ben adatto per lo studio di TRAPPIST-1 che brilla più luminoso in luce infrarossa.
Nell'autunno del 2016, Spitzer ha osservato TRAPPIST-1 quasi ininterrottamente per 500 ore, infatti era posizionato nella sua orbita per osservare i transiti dei pianeti davanti alla stella ospite e rivelare la complessa architettura del sistema.
Nel prossimo autunno il telescopio riprenderà la sua osservazione perfezionandola per dare ulteriori dettagli ed aggiornamenti agli scienziati che valuteranno i dati e anche noi profani ne sapremo di più.
Il Mars Reconnaissance Orbiter è presente dal 2006 nell'orbita del pianeta Marte.
Usando la sua macchina fotografica, la sonda spaziale polifunzionale, ci offre ogni mese da dieci anni, le immagini del pianeta rosso.
Le ultime immagini fornite sul sito, web dedicato a questa missione, sono impressionanti nei dettagli come potete vedere in questa minuscola selezione.
"Un lancio perfetto, un momento storico, una tappa fondamentale" così il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston, parla della missione ExoMars lanciata ieri 14 marzo, dalla base russa di Baikonur in Kazakistan.
Nata dalla collaborazione fra l'Agenzia spaziale europea (Esa) e quella russa Roscosmos, la missione ExoMars è organizzata in due fasi di cui la prima prevede l'utilizzo della sonda composta dal Trace Gas Orbiter (TGO) che è dotato di strumenti per l'analisi dei gas atmosferici e la mappatura delle loro fonti e dal lander Schiaparelli che servirà da dimostratore per l'ingresso nell'atmosfera e l'atterraggio nel sito prescelto la Meridiani Planum.
La sonda consentirà le comunicazioni con la Terra sia in questa prima fase, sia nella seconda fase prevista nel 2018, con un rover che si sposterà su Marte e ne perforerà il suolo sino alla profondità di due metri con una sofisticatissima trivella costruita da Finmeccanica che scaverà con la sua punta di diamante il suolo marziano alla ricerca appunto di acqua e di tracce di vita.
C'è un giardino fiorito sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Ovviamente è pensato per la ricerca scientifica, ma i risultati sono incredibili!
Come sappiamo il progetto Veggie esamina come le diverse piante crescano in condizioni di microgravità e questa zinnia arancione che è appena sbocciata rappresenta una sfida alla crescita di piante nello spazio.
L'esperienza data dalla sua coltivazione nello spazio insegnerà agli scienziati come coltivarne di più impegnative come ad esempio, quelle commestibili.
Il direttore del progetto Veggie, Trent Smith spiega: "L'impianto della zinnia è molto diverso da quello della lattuga. È più sensibile ai parametri ambientali e alle caratteristiche della luce. La zinnia ha una durata di crescita più lunga rispetto alla lattuga precedentemente coltivata, infatti varia dai 60 agli 80 giorni, quindi è una pianta più difficile da coltivare e permettendogli di fiorire, rappresenta un ottimo precursore di una pianta di pomodoro".
La NASA ha rilasciato una animazione che illustra le insolite rotazioni orbitali delle lune di Plutone studiate dal ricercatore scientifico senior Mark Showalter del SETI Institute.
La maggior parte delle lune all'interno del sistema solare durante la loro rotazione mantengono una faccia rivolta al loro pianeta, mentre come si vede in questa animazione, dove Plutone è al centro mentre le lune, in ordine di orbita dalla più grande alla più piccola Caronte, Notte, Cerbero e Idra, si comportano come fossero se stanti l'una dall'altra, decisamente con un moto caotico.
Mark Showalter, che studia proprio anelli e lune spiega: "Mentre tutti conoscono lo spettacolare sistema di anelli di Saturno, è spesso dimenticato che Giove, Urano e Nettuno sono anch'essi circondati da anelli più deboli e più stretti. Ciascuno di questi sistemi interagisce strettamente con una famiglia di piccole lune interne.
... Gli anelli e le deboli lune che interagiscono con loro sono più di anomalie solo locali. La loro osservazione serve come fossero laboratori dinamici dove possiamo osservare alcuni degli stessi processi che operano, anche se su scala molto più grande, nelle galassie e durante la formazione di sistemi planetari".
Il Goddard Space Flight Center ha pubblicato alcune incredibili immagini in 4K del pianeta Giove.
Sono state tratte dalle immagini inviate dal telescopio spaziale Hubble e sono i primi prodotti a venire elaborati da un nuovo programma che servirà a studiare i pianeti esterni del sistema solare come Giove, Urano, Nettuno e più avanti anche Saturno.
Le osservazioni sono progettate per catturare una vasta gamma di funzioni, tra cui i venti, le nubi, le tempeste e chimica atmosferica.
Le nuove immagini dal telescopio spaziale Hubble della NASA hanno evidenziato dettagli rivelatori mai visti prima su Giove come il filamento nel centro della grande macchia rossa evidenziata in blu e con diverse lunghezze d'onda in rosso
e un'onda rara nella Cintura Nord Equatoriale di Giove, osservata solo una volta prima di queste nuove immagini.
Il fenomeno è simile a quello che accade nell'atmosfera terrestre quando si stanno formando i cicloni.
Le frecce indicano i cicloni mentre i simboli bianchi indicano le linee verticali.
Questi studi annuali aiuteranno gli attuali ed i futuri scienziati ad osservare e quindi a comprendere come questi mondi giganti cambino col passare del tempo.
La NASA ha rilasciato delle nuove immagini migliorate e a colori di Caronte, il più massiccio fra i satelliti naturali del pianeta nano Plutone riprese il 14 luglio scorso durante l'avvicinamento della New Horizon in missione per il sistema di Plutone.
L'immagine mette in evidenza le notevoli differenze tra Plutone e Caronte. Il colore e la luminosità di entrambi sono stati elaborati in modo identico per consentire un confronto diretto delle loro proprietà di superficie e per evidenziare la somiglianza tra il terreno rosso polare di Caronte e il terreno rosso equatoriale di Plutone.
Plutone e Caronte sono mostrati con dimensioni relative abbastanza corrette, ma la loro vera separazione non è in scala.
Le immagini ad alta risoluzione di Caronte sono state scattate dal Reconnaissance Imager a lungo raggio della New Horizons della NASA, poco prima dell'avvicinamento del 14 luglio 2015, e sovrapposte con colori ottimizzati da Ralph / Multispectral Visual Imaging Camera (MVIC), uno dei suoi sette strumenti scientifici, che fornisce il colore, la composizione e le mappe termiche. Mostrano una maggiore varietà di caratteristiche superficiali, ciò che gli scienziati auspicavano.
Le alture di Caronte nella parte superiore sono intersecate da una serie di canyon e sostituite sul fondo da pianure dal nome informale Vulcan Planum.
Questa immagine particolareggiata di Caronte, che comprende 1.214 chilometri, risolve dettagli piccoli di 0,8 chilometri.
Cratere Hale su Marte dove recentemente gli scienziati hanno rilevato sali idrati corroborando la loro ipotesi originale che le striature siano formate da acqua allo stato liquido.
Nuovi risultati di Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA forniscono la prova che l'acqua scorre intermittente su Marte.
Per mezzo dello spettrometro ad immagine installato sul MRO, i ricercatori hanno rilevato le firme di minerali idrati, mix di clorati e perclorati, sui pendii dove appunto si notano le misteriose strisce sul Pianeta Rosso.
Queste striature scure, che si vedono in diverse zone del Pianeta Rosso, sembrano formate dal flusso e riflusso nel corso del tempo in quanto si scuriscono e sembrano fluire lungo i ripidi pendii durante le stagioni calde, per poi svanire nelle stagioni più fredde.
Questi flussi in discesa, noti come recurring slope lineae (RSL), spesso sono stati descritti come "possibilmente correlati all'acqua allo stato liquido.
I nuovi risultati concernenti sali idrati in corrispondenti alle strisce scure, darebbero la soluzione, per gli scienziati, che essi sarebbero la causa dell'abbassamento del punto di congelamento di una salamoia liquida: praticamente si comporterebbero come il sale sparso sulle strade qui sulla Terra, quando provoca il rapido scioglimento della neve e del ghiaccio.
Gli scienziati fanno varie ipotesi sull'acqua di Marte in quanto l'acqua potrebbe derivare dal sottosuolo profondo e filtrare sulla superficie, oppure che le rocce porose possano contenere acqua ghiacciata che si scioglie nei mesi estivi filtrando sino alla superficie.
Un'altra possibilità potrebbe essere che i sali sulla superficie di Marte assorbino acqua dall'atmosfera, questo processo, noto come deliquescenza, è noto, sulla Terra, nel deserto di Atacama, dove le macchie di umido risultanti sono l'unico luogo dove i microbi possono vivere.
Strisce strette e scure ricorrenti dette RSL, sulle pendenze del cratere Garni su Marte.
Alcune delle prime missioni su Marte avevano già rivelato un pianeta con un passato acquoso.
Nel 1970 in alcune foto trasmesse alla Terra, si vedeva una superficie attraversata da fiumi e pianure secche che in origine erano vasti laghi.
All'inizio di quest'anno, la Nasa ha presentato le prove di un oceano nell'emisfero nord che avrebbe coperto un quinto della superficie del Pianeta Rosso in un lontano passato.
Quasi un decennio fa Mars Global Surveyor della NASA ha scattato le immagini di quello che sembrava essere acqua che scende attraverso un canalone scorrendo intorno a massi e detriti rocciosi.
Nel 2011 la fotocamera ad alta risoluzione sul Mars Reconnaissance Orbiter ha catturato quelli che sembravano piccoli ruscelli che scendono le pareti di un cratere dalla tarda primavera all'inizio dell'autunno.
Non volendo osare troppo, gli scienziati nominarono i flussi "recurring slope lineae", o RSL.