Un atomo e una galassia appartengono a scale apparentemente inconciliabili. Eppure, osservati attraverso la lente dell'arte e della matematica, possono suggerire una domanda comune, esistono strutture e proporzioni che si ripetono nella natura indipendentemente dalle loro dimensioni? È da questa relazione fra il piccolo e il grande che prende avvio una parte fondamentale della ricerca di Field Kallop, l'artista newyorkese, presente anche su Instagram, che ha trasformato l'interesse per la storia dell'arte in una pittura astratta sospesa fra geometria, scienza e spiritualità.
Le opere di Kallop sono immediatamente riconoscibili per l'uso di griglie, cerchi, raggi, linee e campiture cromatiche organizzate con grande precisione. Ma dietro questa apparente rigidità esiste un processo molto più delicato.
La sua pittura nasce infatti da sottili lavature di colore applicate secondo una struttura geometrica preliminare. Una costruzione progressiva nella quale una griglia cromatica costituisce l'armatura sulla quale si sviluppano forme e modelli sempre più complessi. Il risultato è sistematico e preciso, ma allo stesso tempo morbido e percettivamente dinamico.
Kallop, pur essendo una perfezionista, preferisce infatti non affidarsi completamente a mascherature e guide rigide. Le interessa che rimangano piccole oscillazioni, variazioni e incidenti quasi impercettibili. La geometria stabilisce le regole, ma la mano dell'artista introduce una deviazione umana.
Cerchi, raggi e campi cromatici possono ricordare il Sole, la Luna, orbite planetarie oppure diagrammi scientifici. In alcune opere l'artista inserisce anche foglia d'oro e d'argento, accentuando l'associazione con corpi celesti e superfici radianti. Ma la luce di Kallop non appartiene esclusivamente al cosmo. Può essere quella che attraversa una finestra, filtra fra gli alberi o viene trasformata dalle piante attraverso la fotosintesi. La stessa idea collega quindi l'esperienza quotidiana alla scala astronomica.
Una lama di luce che attraversa una stanza e la radiazione proveniente da una stella lontanissima diventano manifestazioni diverse di uno stesso fenomeno fisico.
La pittura di Field Kallop, come racconta Colossal, può quindi essere letta come una ricerca sul modo in cui l'essere umano tenta di orientarsi nell'immensità.
L'atomo e la galassia diventano metafore di una stessa domanda: dove siamo all'interno di una realtà immensamente più grande di noi?














