
Che cosa accade quando un dipinto smette di avere una superficie? È una delle domande al centro della ricerca di David Spriggs, artista britannico-canadese nato a Manchester nel 1978 e trasferitosi in Canada nel 1992. La sua opera si colloca in una zona di confine tra pittura, scultura, installazione e percezione ottica. Immagini apparentemente solide vengono costruite attraverso una successione di piani trasparenti, diventando forme che esistono nello spazio senza possedere una vera massa continua.

Spriggs sviluppa la sua tecnica caratteristica nel 1999, quando comincia a distribuire immagini dipinte su numerosi supporti trasparenti disposti a distanza l'uno dall'altro. L'artista ha definito questa ricerca una prospettiva a strati, l'immagine viene scomposta in una serie di sezioni successive e poi ricomposta attraverso la loro precisa sovrapposizione nello spazio. Da un determinato punto di osservazione, i frammenti si allineano e producono l'illusione di una forma unica e tridimensionale; spostandosi lateralmente, invece, l'illusione si disgrega e diventano visibili i singoli piani.

È un procedimento che capovolge una delle funzioni tradizionali della pittura. La prospettiva occidentale ha generalmente utilizzato una superficie bidimensionale per creare l'illusione della profondità; Spriggs compie l'operazione inversa, porta fisicamente l'immagine nella profondità reale. Il volume non viene dipinto sulla superficie, ma costruito attraverso una sequenza di superfici.
La caratteristica più importante delle opere di Spriggs è quindi anche quella che rende impossibile riprodurle completamente in una fotografia. Una fotografia registra un particolare punto di vista; l'opera, invece, è concepita per cambiare insieme allo spettatore.

Muovendosi intorno alla struttura, il visitatore vede i pigmenti allinearsi, sovrapporsi e poi separarsi. Una forma può apparire improvvisamente compatta per trasformarsi pochi istanti dopo in una serie di linee, macchie e intervalli sospesi. L'immagine non è dunque qualcosa di completamente preesistente all'osservatore, si manifesta attraverso la relazione fra i piani, la luce, lo spazio e il movimento del corpo.

In questo senso, l'opera di Spriggs appartiene anche a una storia più ampia dell'arte della percezione. L'artista richiama prospettiva rinascimentale, Cubismo, Futurismo, Costruttivismo e le ricerche sul rapporto fra luce e spazio, ma utilizza questi precedenti per arrivare a una situazione particolare: non rappresentare semplicemente il movimento, bensì fare del movimento dello spettatore una componente dell'opera.
Il paradosso è che queste sculture sono fisicamente molto concrete. I supporti possono essere costituiti da plexiglass o altri materiali trasparenti, sui quali vengono applicati pittura, disegni, fotografie o immagini digitali. Eppure ciò che lo spettatore percepisce può sembrare quasi incorporeo, una nube, un vortice, un'onda, un'esplosione di luce o una figura sospesa nel vuoto.

La forza della ricerca di David Spriggs sta infine in una contraddizione apparentemente semplice, le sue opere sono costruite con molti elementi bidimensionali, ma il risultato è un'immagine tridimensionale; sono materiali e tangibili, ma sembrano immateriali; possono apparire compiute da un punto di vista e dissolversi da quello successivo. Una scultura della percezione.








