Nelle opere di Amber Cowan, il vetro sembra perdere la propria natura rigida e trasformarsi in qualcosa di organico, quasi vivente. Per le sue elaborate composizioni realizzate con la tecnica del flameworking, l'artista statunitense, che abbiamo imparato ad apprezzare in tutti questi anni, compone piccoli universi fantastici nei quali fiori, arabeschi, foglie, animali, filigrane e forme decorative si accumulano fino a creare scenari che sembrano usciti da una fiaba.
Una delle caratteristiche più interessanti del lavoro di Cowan è però la provenienza della materia. L'artista utilizza soprattutto scarti industriali, oggetti antichi, frammenti e vetri fuori produzione. Sono materiali che normalmente appartengono alla categoria degli avanzi, destinati a essere dimenticati o smaltiti. Cowan li recupera invece per trasformarli in qualcosa di completamente nuovo.
Questa scelta introduce nella sua arte una dimensione quasi archeologica, come racconta Colossal. I colori e le forme che utilizza appartengono spesso a produzioni del passato e non sono più disponibili sul mercato. Ogni frammento porta quindi con sé una piccola storia industriale, è il residuo di un oggetto che un tempo aveva una funzione, un'estetica e un pubblico. Nelle mani dell'artista, quella storia non viene cancellata, ma incorporata in una nuova narrazione.
Il flameworking permette a Cowan di modellare il vetro direttamente alla fiamma, intervenendo con estrema precisione sulla materia. È un processo lento e manuale che richiede controllo, pazienza e una profonda conoscenza delle reazioni del materiale. Gli elementi vengono poi assemblati in composizioni densissime, nelle quali è spesso difficile distinguere il singolo frammento dall'insieme.
Recentemente Cowan ha portato questa ricerca anche verso cloche e coupe, contenitori tradizionalmente associati alla conservazione e all'esposizione di oggetti preziosi. Sotto queste campane di vetro le sue composizioni assumono quasi l'aspetto di esemplari da museo o di reliquie provenienti da un mondo immaginario. La cloche diventa contemporaneamente una teca, una protezione e una cornice narrativa. Come si può ammirare sul suo profilo Instagram.
C'è dunque qualcosa di profondamente poetico nel lavoro di Amber Cowan, ciò che era stato prodotto in serie e poi scartato viene trasformato in un'opera irripetibile. Un frammento dimenticato può diventare un fiore, un fiore può diventare parte di un giardino impossibile e quel giardino può, a sua volta, diventare il frammento di una storia ancora più grande.



























