David Brian Smith ci invita a guardare il paesaggio non come una semplice rappresentazione della realtà, ma come un territorio in cui memoria, desiderio e simboli si intrecciano attraverso la luce. Le sue tele evocano paesaggi rurali di provincia inglese, dove il passato agrario della sua terra natale, il Shropshire rurale in Inghilterra, incontra una sensibilità contemporanea che trasforma la pittura in una esperienza quasi allucinata. È come se la campagna, sfumata in gradienti di alba e accenti dorati, si fosse trasferita dall'inquadratura fotografica a un registro visivo che sfida la logica quotidiana, aprendo una porta verso mondi alternativi.
La provenienza geografica di Smith non è un semplice sfondo, ma un registro interpretativo, come racconta Colossal. Cresciuto tra campi e modelli di vita rurale, il suo lavoro attinge alle radici della Norwich School e alla tradizione degli artisti autodidatti e operai del XIX secolo, pur riaggiornandola con una lente "allucinatoria e in technicolor" che la rende immediatamente contemporanea. In questo senso, Smith si colloca in una genealogia che riconosce la dignità della pittura di provincia, ma la proietta in una dimensione cosmica: le colline ondulate, gli edifici agricoli, gli alberi bulbosi diventano non semplici soggetti, ma segnali visivi di una narrazione più ampia su luogo, appartenenza e tempo.
Come si può vedere sul suo profilo Instagram, Smith lavora con una grammatica molto materica con pennellate decise, superfici ricche di texture, ma la rende quasi magica grazie all’uso di oro e foglia d’argento. Questi elementi metallici non sono mere decorazioni, bensì veicoli per amplificare la percezione del tempo: la luce riflessa sui metalli sembra restituire un'eco di epoche passate, una nostalgia che non rinuncia alla modernità della visione cromatica.
Il lessico cromatico di Smith è particolarmente emblematico. Le centinaia di tratteggi per creare chiaroscuri, trame e tridimensionalità ricorrono sulla superficie dei dipinti come una danza: una sinfonia di segni che suggeriscono un'epifania di dettagli entro un paesaggio coerente e riconoscibile.
Tale scelta stilistica conferisce alle tele un senso di profondità solo prospettica e temporale in cui passato, presente e futuro coesistono in una turbolenta armonia visiva. L'effetto è quello di una nostalgia pianificata, una utopia psichedelica che non pretende di essere perfetta e neppure permanentemente stabile, ma di offrire un sentiero di contemplazione lungo il quale lo spettatore può camminare.




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